A tutto avatar

Oggi si parla di “avatar” da un punto di vista “geometrico”.
Non tanto di Avatar il film (un pochino sì), quanto di avatar come alter ego nella realtà virtuale e nello spazio della Rete. Facciamo però qualche passo indietro e cerchiamo di capire perché la necessità di tale riflessione “geometrico-filosofica-esistenziale” (oltre che per motivi “di studio”).

Primo passo è legato alla definizione stessa di geometria, disciplina che si occupa – etimologicamente – di “misurare la terra”, dove per “misurare” possiamo intendere l’atto del conoscere e del comprendere e per “terra”, in maniera estensiva, si può pensare l’intera realtà. Ecco allora che, in questa realtà occupata da corpi, il primo corpo che incontriamo è il nostro, corpo che occupa uno spazio nella realtà/terra. [Si badi bene: partire dal proprio corpo per conoscere la realtà e affrontare lo studio della geometria non è una bella “iperbole retorica” qui adottata per comodità, ma dovrebbe essere una strategia didattica valida per affrontare lo studio di questa disciplina anche all’interno della Scuola. Di questo, se ne parlerà a suo tempo].

Quindi: geometria e nostro corpo. Da qui il passo – il secondo – è breve: lo spazio che noi occupiamo, in cui ci muoviamo e interagiamo non è solo quello concreto, ma anche quello virtuale, quello dei media che, come sosteneva Joshua Meyrowitz quasi trent’anni fa, ha in un certo modo scardinato il nostro senso dello spazio, del luogo (emblematico il titolo dell’opera di questo autore “Oltre il senso del luogo”, che traduceva “No sense of Place”).

Terzo e ultimo passo che ci porta a comprendere il legame tra geometria e avatar è legato al fatto che la prima parte del nostro corpo che ci identifica, ciò per cui noi “siamo” qualcuno è il viso: i connotati del nostro volto ci rendono quello che agli occhi degli altri siamo (o appariamo essere). È attraverso il viso che mostriamo buona parte della nostra identità. Nello spazio mediale la nostra identità è solitamente rappresentata da un avatar, cioè un’immagine che dice agli altri “Ecco, questo sono io!”.

Che cos’è un “avatar”? L’enciclopedia on line Treccani fornisce questa definizione

«In informatica, la rappresentazione grafica utilizzata da un utente di servizi Internet (per es. le chat line o alcuni videogiochi) per identificarsi quando entra in comunicazione con altri utenti».

Più articolata è la spiegazione fornita dall’enciclopedia libera di Wikipedia (riporto testualmente).

«L’avatar è un’immagine scelta per rappresentare la propria utenza in comunità virtuali, luoghi di aggregazione, discussione, o di gioco on-line.La parola, che è in lingua sanscrita, è originaria della tradizione induista, nella quale ha il significato di incarnazione, di assunzione di un corpo fisico da parte di un dio (Avatar: “Colui che discende”): per traslazione metaforica, nel gergo di internet si intende che una persona reale che scelga di mostrarsi agli altri, lo faccia attraverso una propria rappresentazione, un’incarnazione: un avatar appunto. Tale immagine, che può variare per tema e per grandezza (di solito stabilite preventivamente dai regolamenti delle comunità virtuali), può raffigurare un personaggio di fantasia (ad es. un cartone animato, un fumetto), della realtà (ad es. il proprio cantante o attore preferito, o anche la propria immagine), o anche temi più vari, come vignette comiche, testi, ed altro. Il luogo di maggiore utilizzo degli avatar sono i forum, i programmi di instant messaging, e i giochi di ruolo on-line dove è d’uso crearsi un alter ego. Alcuni siti invitano a dotarsi di un avatar ispirato a un certo tema per renderne uniforme l’utilizzo in modo da migliorare il senso di appartenenza alla comunità virtuale»

Mosso dalla richiesta formale e sollecitato dalla curiosità ho cercato in Rete alcuni siti che offrono gratuitamente il servizio di costruzione di un proprio avatar. Si trovano tantissime occasioni, alcune più articolate e ben fatte, altre più “sommarie”; alcuni avatar risultano abbastanza stilizzati, altri ricchi di dettagli e abbastanza vicini all’idea che ognuno ha di sè. Questi che sguono sono due dei vari avatar che ho costruito.

avatar_02     avatar_05 - Copia

Il primo è stato realizzato con Faceyourmanga e chi lo ha visto ha detto che è molto realistico; il secondo, simpatico e stravagante, è stato costruito con il programma Buildyourwildself.

Mentre facevo questi miei “esperimenti” ho pensato che l’avatar non è una novità dell’era tecnologica e multimediale: anche alcuni ritratti e autoritratti del passato possono essere considerati degli avatar. Pensiamo ad esempio a Leonardo da Vinci: tutti ce lo ricordiamo come lui si è rappresentato nel suo celebre autoritratto del 1515.

Leonardo_1515

Molti altri artisti ci hanno lasciato una loro immagine, cioè una “rappresentazione grafica utilizzata per identificarsi quando entra in relazione con altri”. Van Gogh è nell’immaginario collettivo di moltissimi proprio grazie alle sue riproduzioni artistiche, che ce lo ricordano con la barba o con la benda sull’orecchio. In questo caso quello di Van Gogh è un “avatar” che racconta anche un po’ la sua storia.

VanGogh_1889 VanGogh-ear 1889

Ancora: pittori contemporanei hanno fuso direttamente nelle loro opere la loro espressione e il loro modo di vedere non solo se stessi, ma tutta la realtà. Ne sono un esempio Picasso e Salvador Dalì.

Picasso_1907 Dalì_1941

L’avatar, in quanto “rappresentazione/espressione di sè per gli altri” è un tratto che contraddistingue l’umanità (pensiamo al fenomeno dei selfie… che dire!).

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