Il problema della stella: soluzione

Non ce l’ho fatta a resistere di più: con le stelle cadenti di San Lorenzo arriva anche la soluzione al “problema della stella”. Qui di seguito le immagini con la stella in evidenza, nelle due versioni.

STELLA soluzione STELLA problema - Copia - Copia

Veniamo però ora a fare alcune riflessioni “didattiche” (e non solo) su questo “giochetto”.

Innanzitutto, si tratta di un esercizio che richiede attenzione e concentrazione, abilità non sempre così sviluppate nè così facili da attivare. Per poter trovare la figura all’interno dell’immagine bisogna lasciare un po’ in disparte quello a cui si sta pensando e fare mente locale sulla consegna e sul testo/immagine dell’esercizio richiesto.

In secondo luogo è utile, molto utile, mettere da parte la propria idea di stella, l’immagine che ognuno di noi ha nella mente. Bisogna applicare una delle “Regole dell’arte di ascoltare” proposte da Marianella Sclavi nel suo testo “Arte di ascoltare e mondi possibili“: «Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista». Pertanto, è necessario cambiare punto di vista o almeno abbandonare per un attimo il proprio per cercare di vedere oltre la cornice mentale in cui siamo imbrigliati. Si tratta dello stesso meccanismo che fa mette in moto il pensiero divergente e porta all’atto creativo.

Da un punto di vista propriamente geometrico, per individuare la figura all’interno dei tanti pezzi è necessario cogliere il piano come composto da parti distinte, all’interno delle quali è possibile riconoscere altre composizioni. Il riconoscimento della figura nello spazio implica che si abbiano delle conoscenze su ciò che si a cercare e si sappia “gestire lo spazio” con adeguata padronanza e sicurezza. Questo aspetto può sembrare in contrapposizione con il precedente, ma non lo è: posso mettere ben in pratica ciò che conosco e so se riesco a lavorare senza il paraocchi, senza cioè pretendere di dover applicare conoscenze e capacità nello stesso modo e nello stesso contesto in cui le ho apprese. In termini “pedagogici” si tratta di dare il salto dalle conoscenze/capacità alle competenze.

Può sembrare un “giochetto” sciocco, ma dietro a questo esercizio ci sono anche principi psicologici e principi percettivi importanti, studiati tra gli altri dalla psicologia della Gestalt all’inizio del secolo scorso. Innanzitutto il “principio della vicinanza percettiva” per il quale raccogliamo le informazioni (le parti dell’immagine) tra loro più vicine per trovare un senso. Poi c’è la “legge del destino comune“, secondo la quale nella scomposizione di una figura si predilige la divisione più semplice, immediata, naturale; nel nostro caso questa legge è da applicare al contrario, per cui nel ricomporre una figura cerchiamo i pezzi secondo una nostra scomposizione mentale. Trova spazio anche la “legge della figura/sfondo“: solitamente si distingue più chiaramente una figura quando si può riconoscere uno sfondo di riferimento. Qui lo sfondo non c’è o, meglio ancora, è ambiguo perchè non ancora definito (sia l’immagine con i pezzi scuri, sia quella tutta bianca non aiutano ad individuare uno sfondo di riferimento).

Detto questo, sembra evidente che sebbene si tratti di un “giochetto” richiede di mettere in atto alcune capacità e competenze particolari: nulla di straordinario, ben inteso. Si tratta di tener allenato un po’ l’occhio e un po’ la mente.

C’è bisogno di sottolineare che questa attività ha una sua valenza didattica? Diventa indispensabile precisare che con questo “giochetto” si riesce a proporre ai bambini un esercizio utile, non solo per la geometria? Mi sembra altrettanto chiaro che sia più divertente una proposta di questo genere piuttosto che imporre il silenzio ad ogni costo e la reiterazione di esercizi perchè i bambini riescano (o almeno provino) a concentrarsi e a stare attenti. Inoltre: non si viene stimolati maggiormente se c’è un po’ di curiosità in quel che si fa, se viene richiesta un po’ di scoperta?

Giusto per la cronaca: questo esercizio è noto come “Gioco della stella nascosta” ed è stato proposto da Samuel Loyd, uno dei più grandi maestri dei giochi matematici (nonchè capostipite della “matematica ricreativa”).

Se vi siete divertiti, provate ora a cercare una stella (un po’ meno simmetrica) in questa immagine.

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