ANAMORFOSI

Da qualche tempo in Rete o nei miei lavori mi si presentano immagini un po’ particolari, bizzarre, ma molto interessanti sia da un punto di vista percettivo, sia da quello spaziale. Qualche esempio? Ecco accontentati.

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La prima immagine rappresenta un particolare del “Giudizio Universale” di Michelangelo Buonarroti: è la pelle che tiene in mano San Bartolomeo e che, a detta di alcuni, costituisce un ritratto anamorfico dello stesso artista rinascimentale. La seconda, invece, è un disegno a matita di Ramon Bruin, giovane artista olandese free lancer che grazie a giochi di ombre e prospettive riesce a dare l’illusione che i suoi disegni siano in tre dimensioni. La terza immagina è opera di Edgar Mueller: rientra nella categoria della cosiddetta “3D street art”, cioè “arte da strada” (non per la qualità, bensì per la location) e dà l’impressione di creare spazi tridimensionali con dipinti realizzati direttamente sulla strada.

Cosa hanno in comune questi tre lavori? L’anamorfosi, che non è una malattia nè un’imprecazione, bensì è una particolare tecnica artistica che consiste in “un tipo di rappresentazione pittorica realizzata secondo una deformazione prospettica che ne consente la giusta visione da un unico punto di vista (risultando invece deformata e incomprensibile se osservata da altre posizioni)” [come si legge alla voce “anamorfosi” del dizionario online Treccani].

L’anamorfosi (o anamorfismo) è questo particolare effetto di illusione ottica per cui secondo regole prospettiche ben precise un’immagine viene proiettata sul piano in modo distorto, deforme; è solo assumendo un punto di osservazione specifico che l’immagine ritorna ad essere riconoscibile e spesso “diventa tridimensionale”.

Questo effetto è stato usato anche in opere d’arte con particolari talvolta enigmatici. Celebre è l’opera di Hans Holbein il Giovane “Gli ambasciatori” in cui sul pavimento appare una figura distorta e deforme che osservata dal suo vertice in basso a sinistra mostra l’immagine di un teschio.

ambasciatori

Oggi sono diversi, invece, gli “artisti di strada” che usano questa tecnica prospettica per le loro creazioni. Questo che vediamo qua sotto è “L’esercito Lego” di Leon Keer, realizzato nel 2011 in Florida. Nella prima immagine vediamo il lavoro dal “punto di osservazione ottimale”, nella seconda si nota la preparazione del fondo per realizzare l’opera (si presti attenzione alla “quadrettatura” del manto stradale), nella terza si può osservare l’immagine da tutt’altro punto di osservazione rispetto a quello iniziale.

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Questi sono solo alcuni esempi, ma se ne possono trovare tantissimi e di tipologie differenti in Rete cercando “anamorfismo” o “anamorfosi” tra le immagini dei motori di ricerca. Qui ne riporto ancora qualcuno che mi è particolarmente piaciuto.

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 Affascinato da questo effetto prospettico ho cercato un po’ in Rete per capire esattamente in cosa consista e come funziona il disegno anamorfico. Per spiegarlo bene uso direttamente le parole di Valerio del Re, tratte dal sito www.robadagrafici.com.

La tecnica dell’anamorfosi non può prescindere da un osservatore e dal suo punto di vista. Il disegno deve essere realizzato secondo la sua prospettiva, il suo guardo. Vediamo ora un esempio pratico. Immaginiamo di avere un oggetto davanti a noi ad una distanza di un metro e di proiettarlo sulla strada o su una qualunque superficie piana davanti a noi. Più l’oggetto da disegnare sarà in basso rispetto allo sguardo dell’osservatore, meno la prospettiva dovrà essere forzata in lunghezza, il disegno dovrà quindi essere schiacciato sul piano di disegno (o sul terreno). Più invece l’oggetto da ritrarre si alzerà verso la nostra linea visiva, più dovremo forzare il disegno in prospettiva allungandolo sul piano di disegno in modo da ottenere l’effetto desiderato. Ovviamente questa seconda prospettiva è quella più efficace per raggiungere un buon risultato per il disegno anamorfico. La seguente immagine servirà a chiarirvi il concetto. Un’immagine, si sa, vale più di mille parole.

anamorfosi-schema-prospettico

Ed è sempre dal web che traggo ulteriori due spunti.

(1) L’uso della prospettiva anamorfica nella pubblicità. Ne è un esempio lo spot del modello Honda CRV 16 “An Impossible Made Possible”, che possiamo vedere qui, seguito da un video che mostra la realizzazione di alcuni frame della pubblicità.

(2) Il secondo spunto, da impiegare anche nella didattica come lavoro di gruppo, è la realizzazione di un disegno anamorfico in classe. Come? Scelta un’immagine da riprodurre (andrei sul semplice, almeno all’inizio), usando un proiettore e definito un punto di osservazione, bisogna proiettare la figura sulla superficie su cui realizzare l’opera (può essere una parete, un grande foglio, una superficie per terra). Si dovrà copiare l’immagine in maniera fedele, così come viene proiettata sulla superficie, ottenendo così un disegno anamorfico. Come è logico che sia, il lavoro dovrà essere osservato dal punto di osservazione prescelto, cioè dal punto in cui è stato sistemato il proiettore. Se non è “learning by doing” questo…

 

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