GGG = Grande Genio Geometrico

Oggi ho terminato di costruire il lavoro sull’intervista immaginaria al “Grande Genio Geometrico”. Premetto: non è stato facile nemmeno scegliere chi intervistare. Candidati a questa intervista erano: Pieter Cornelis Mondrian, Vasilij Vasil’evič Kandinskij, Maurits Cornelis Escher e Anna Castelli Ferrieri. Cos’hanno in comune questi tre artisti, oltre ad un nominativo composto da tre parti? Il loro rapporto con l’arte strettamente connessa alla geometria, al punto da poter parlare di un connubio tra arte e geometria che spesso aveva forti risvolti anche sul piano della riflessione. Quattro personaggi, tra loro però molto diversi.

Pieter Cornelis Mondrian

Vasilij Vasil’evic Kandinskij

escher_photo

Maurits Cornelis Escher

Anna Castelli Ferrieri

Mondrian era stato scelto per il suo stile artistico per lo più espresso in forme rettangolari di rosso, giallo, blu o nero: deciso, chiaro, quasi ermetico nella forma, ma ricco di significati. Per Kandinskij la scelta era legata all’uso delle linee e alle sue riflessioni riportata in “Punto, linea, superficie“, opera con la quale ha segnato una svolta nell’arte e non solo se pensiamo che molti dei concetti qui espressi sono ancora nella cultura popolare. Con Escher si vanno a toccare tematiche che sfiorano non solo l’arte e la geometria, ma anche le illusioni ottiche e quindi le “architeture mentali” dell’uomo, per lo più in toni di bianco e nero o in mezzetinte. Castelli Ferrieri, unica donna di questa rosa di illustri candidati e anche unica personalità italiana, era stata scelta per il suo uso pratico della geometria, declinata in design funzionale legato all’arredamento e agli oggetti domestici (settori che le hanno fatto meritare due Compassi d’Oro).

Con la prima scrematura si sono persi, non senza dispiacersi, Mondrian e Kandinskij: il primo troppo “quadrato” e il secondo troppo “astratto”, per quanto in entrambi si potessero riconoscere altri aspetti degni di nota. Tra i due rimasti ha avuto la meglio Escher. Fino all’ultimo momento, però, la scelta sembrava ricadere sulla designer italiana: donna, italiana a cui Google aveva dedicato il suo moddle il 6 agosto 2014 in occasione del compleanno. Poi, quasi d’improvviso, la scelta finale è ricaduta sull’artista olandese. Tre le motivazioni forti, al di là del mio interesse per i suoi lavori: la prima è data dal rapporto tra l’arte di Escher e la geometria, relazione che si declina in continua ricerca e approfondimento, tentativo di mettere in pratica le leggi e i concetti di una geometria all’avanguardia; la seconda motivazione è di natura contenutistica e si rifà al fatto che le opere di Escher possono essere lette come metafora della complessità del reale (complessità che non è disordine!) e in quanto tale catturano un certo interesse nella gente comune così come in uomini d cultura e ricercatori; la terza motivazione è strettamente connessa al mio lavoro, quindi alla sfera della scuola e all’azione didattica, dal momento che le stampe di Escher ben si prestano sia ad un lavoro di “Arte e immagine” (in cui spesso le idee pratiche mancano perchè non ci si è fermati a sufficienza a programmare le attività, per cui l’insegnante si trova spiazzato davanti alla classe) anche su concetti di base, sia ad un lavoro più alternativo di geometria, portando i bambini a sviscerare i concetti nascosti e invitandoli a provare alcune idee (semplificate) di questo artista.

Ammetto che un po’ conoscevo i lavori di Escher e le idee geometriche che sono sottese, ma l’ho quasi sempre apprezzato in qualità di “artista matematico”, più che di “matematico artista”. Non posso negarlo: è stata una bella esperienza che mi ha spinto ad approfondire sempre più, a scomodare insegnanti di matematica che conosco durante le loro vacanze al mare. Quando ho iniziato, però, non mi aspettavo di scovare nelle sue opere così tanti “concetti geometrici” diversi tra loro, tutti facilmente rintracciabili nelle sue opere. Ho così imparato in cosa consiste la pratica base della xilografia e della litografia, tecniche utilizzatissime da Escher; ho approfondito il suo lavoro sulla divisione regolare del piano e sulle tassellature (si vedano opere come “Due uccelli“, “Pesci e barche“, “Cavalli e cavalieri“); ho avuto modo di comprendere come egli abbia trattato il tema dell’infinito anche in relazione alle geometrie non-euclidee (“Limiti del cerchio“); ho conosciuto l’effetto Droste – quale processo ricorsivo – di cui non avevo mai sentito parlare, sebbene apprezzassi moltissimo il suo “Print gallery“. Inoltre, ho notato con occhio diverso alcuni lavori quali “Giorno e notte” o “Cielo e acqua” in cui si possono riconoscere esempi di simmetria di colore, così come “Drawing Hands”  in riferimento all’autoreferenzialità o il “Nastro di Moebius” allo studio della topologia. Sono rimasto ancor più affascinato dalla compresenza di spazi dimensionalmente diversi di cui sono esempio “Rettili” o “Incontro” o “Serpenti“. Piacevolmente colpito anche dalle costruzioni impossibili che, andando qua e là a voler approfondire in Rete, mi hanno spinto a provare alcuni lavori pratici.

Tutto questo mi ha portato via un sacco di tempo, oltre che di energie, ma ne è valsa la pena. Grazie Escher, ci incontreremo ancora e continueremo la nostra chiacchierata!

 

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